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Il Monte Susu di Tonara e le Gariga Montana

L'intera zona comprende un complesso montagnoso, di cui la cima più alta è Punta Giuanni Fais (1.499 m) ed un esteso sistema di valli e canaloni, interessati dal bacino idrografico del fiume S'Isca.

Sul versante meridionale, con vasti costoni panoramici, la montagna degrada più o meno dolcemente fino ai fitti boschi di castagno che circondano l'abitato di Tonara. Questi territori estesi per circa 1.200 ettari sono stati acquisiti dal cantiere di forestazione della Sardegna. Attualmente si presentano comunque assai boscati, e solo nelle cime brulle del tutto privi di vegetazione di alto fusto, poiché un tempo erano caratterizzati da un'intensa attività pastorale, nonché da un notevole sfruttamento del bosco.

Le foreste attualmente occupano almeno il 70% dell'area. I caratteri generali del popolamento vegetale delle montagne di Tonara sono la ricchezza di endemismi (soprattutto paleoendemismi cioè molto antichi), come gli Astragalus spinosi, la Stachys glutinosa anch'essa con portamento di piccolo arbusto spinoso.

Le specie più rare ed interessanti sono localizzate in ambienti particolari come le rupi (Saxifraga cervicornis), i valloni umidi ed ombrosi come per il relittuale tasso (Taxus baccata), fonti (Arenaria balearica e Cymbalaria aequitriloba), creste ventose (Astragalus gennargenteus), cioè sempre in situazioni di carattere conservativo, che durante le variazioni climatiche hanno subito solo scarse modificazioni e quindi a questa flora dà la possibilità di svilupparsi in ambiente quasi costante durante tempi lunghissimi.

Tra la flora riscontrabile più comunemente ricordiamo, ma solo in sporadici distretti nelle fredde vallate di Orrotza, la genziana maggiore (Gentiana lutea) il cui nome deriva da Gentius, re dell'Illiria, vissuto nel II secolo a.C. che, pare avesse scoperto e decantato le virtù medicinali di questa pianta, usata soprattutto come febbrifugo. Poiché è la radice la parte efficace della pianta, si intuisce che la sua rarità derivi soprattutto da una indiscriminata raccolta in passato quando non esistevano i medicinali attuali.

Più o meno in tutti i settori è assai diffuso il tipico cespugliato d'alta montagna che caratterizza gran parte della zona in corso di rimboschimento.

La zona di forestazione è stata a tratti interessata anche da interventi di realizzazione di gradoni e di fasce antincendio che se pure facilitano l'opera di prevenzione dagli incendi, hanno comunque modificato l'originaria conformazione dei suoli, deturpando in parte il paesaggio, soprattutto lungo i valloni di Su Accu Mannu. Assai discutibile appare poi l'impianto di specie vegetali non autoctone.

Verso Punta Muscurida e Bruncu Perdu Abes Su Accu Mannu il paesaggio è quello tipico del Gennargentu con le rocce argentate di scisto coperte di licheni e la gariga o gli arbusti spinosi che fanno capo qui e la tra la fienarola e gli scisti. Infatti il substrato geologico è lo scisto, che costituisce un'impalcatura antica risalente all'Era Primaria. Pur nell'indubbia omogeneità, il paesaggio di tutta la zona è particolarmente suggestivo e non manca del fascino dalle immense solitudini, se solo ci si lasciano dietro le strade un pò invadenti della zona pedemontana.

Per raggiungere le alte creste si può, o per meglio dire si deve compiere una passeggiata sia pur faticosa per la forte pendenza e per la necessità di aggirare o percorrere brevi tratti di roccioni sconnessi ed irti, una volta regno delle capre.

Riguardo alla situazione floristica, è possibile solo fare qualche accenno, dato il gran numero di specie interessanti presenti nella zona. È necessario premettere che il pascolo eccessivo e le varie forme di degradazione antropica hanno notevolmente impoverito nel passato questo ambiente, un tempo rigoglioso, nel quale una fitta macchia e una ricchissima flora cacuminale si alternavano progressivamente e armoniosamente a sconfinate distese forestali.

La natura continua tuttavia a difendere alcuni suoi tesori, conservando su queste montagne un elevato numero di endemismi fioristici, con specie mediterraneo montane di grande interesse biogeografico ed associazioni di arbusti prostrati e di erbe rare o addirittura esclusive di questi rilievi. Fra le specie indicatrici degli ambienti dì clima freddo-umido, presenti nelle montagne tonaresi si possono ricordare: Juniperus communis, Amelanchier ovalis, Daphne oleoides, che si accompagnano alle specie della gariga montana (Thymus herba-barona, Teucrium marum, Helichrysum microphyllum, Genista corsica, Astragalus ganargenteus) e ad alcuni importanti associazioni. I pendii più erti della montagna, ad altezze più elevate, presentano naturalmente una crescente rarefazione degli alti fusti che cedono il passo all'erba mazzolina, alla fienarola, al timo e alle formazioni di digitale purpurea, caratterizzata dai fiori enduli di un intenso color rosso carminio. Sui crinali si possono incontrare la santoreggia e l'erba gialla (Reseda luteola). In prossimità delle vette vivono il ginepro nano e il pruno prostrato. Non meno importante è la fauna di questi luoghi. Una volta le vette diventavano il naturale rifugio di un gran numero di specie, disturbate ed insidiate nelle valli e perciò si potevano avvistare gli avvoltoi, le aquile e branchi di mufloni Oggi mufloni avvoltoi e aquile sono scomparsi, ma l'intera zona ospita ancora cinghiali (che si possono incontrare abbastanza facilmente), gatti selvatici, martore, donnole, lepri, volpi, falchi pellegrini, poiane, astori e gipeti. È ormai raro il gracchio corallino. Presenti ancora il merlo acquaioio, le poiane, l'astore, lo sparviero, il nibbio reale, il gheppio, le pernici, i colombacci, la colomba selvatica, lo spioncello, il codirossone, il venturone sardo-corso, la magnanina sarda, l'occhiocotto, la capinera, il cu)bianco; ma forse l'anima)e più «visibile» rimane il grande corvo imperiale. Se ad uno sguardo distratto il paesaggio di queste cime brulle non sembra riservare molte sorprese per il naturalista, in realtà nella sua conformazione eco-morfologica richiama immediatamente l'ambiente del contiguo Gennargentu. Il paesaggio delle cengie, apparentemente scarno, sembra evocare solo i silenzi della grande montagna e il gelo invernale e magari richiama alla memoria le fatiche dei nostri pastori e boscaioli che percorrevano questi luoghi solitari ed ancora parzialmente selvaggi. Nel crinale di Conca Giuanni Fais, che degrada a valle verso nord ovest, si trova un vecchio rifugio realizzato circa 30 anni fa ed ora pressoché inutilizzato. Nei pressi del rifugio c'era anche la pista da sci dove gli amanti di questo sport di Tonara avevano sistemato anche un piccolo impianto di risalita. Poi i tanti inverni secchi e la difficoltà di raggiungere la cima innevata, data la forte pendenza della strada di accesso, motivarono l'abbandono degli impianti. Il paesaggio montano in questo tratto è caratterizzato da creste rocciose che dominano scoscesi dirupi, da sentieri impervi, che si arrampicano sotto le cime, spesso innevate, e da un ambiente dove la natura ha ancora il suo dominio nei paesaggi suggestivi e gli alberi secolari.

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