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Il torrente Pitzirimasa

Tutta la zona lungo il torrente Pitzirimasa ha uno straordinario interesse storico e naturalistico, tant'è che lungo il suo corso l'Amministrazione Comunale ha recentemente realizzato un sentiero naturalistico che prevede la risalita del corso del torrente stesso, con partenza dall'omonima fontana ad appena 1 Km dal paese lungo la SS 295.

Il sentiero è stato proposto come una sorta di viaggio nella memoria per ritrovare lungo il tracciato le tracce di antichi mestieri e per documentare la presenza lungo il corso di questo torrente delle lavorazioni legate all'utilizzo delle macchine idrauliche.

Infatti, i fiumi e i torrenti a Tonara, che spesso scorrono incassati in strette valli tra i monti, hanno, come altrove in montagna, segnato profondamente il paesaggio e l'economia e lungo il loro corso si sviluppavano nel passato le coltivazioni, piccoli frutteti, noccioleti ed orticelli, con i suoli che faticosamente venivano strappati al fianco della montagna grazie alla costruzione di terrazzamenti arginati con i caratteristici muri a secco.

Ma lungo i fiumi era anche un brulicare di altre attività come i mulini e le gualchiere, che nel passato rappresentavano una parte non trascurabile delle attività produttive locali.

Nei pressi della fontana, che costituisce il punto di partenza dell'itinerario si trovano un mulino recentemente ricostruito e reso funzionante dall'Amministrazione Comunale e poco più in alto i resti diroccati di una gualchiera, testimonianza anch'essa delle lavorazioni legate alle macchine idrauliche.

Le gualchiere a Tonara sono ormai scomparse da molti anni. Ma una volta esse erano presenti lungo i fiumi e costituivano un'importante lavorazione di supporto all'attività pastorale. Tale presenza è richiamata in parte anche nel toponimo 'S'Erriu 'e is Cracheras' (fiume delle gualchiere).

La gualchiera (Sa Crachera) serviva per la follatura dell'orbace: operazione necessaria per infeltrire il tessuto, in modo da renderlo più resistente e più caldo. L'orbace è un tessuto ottenuto dalla lana di pecora, tuttavia in alcuni casi poteva essere utilizzata anche la lana di capra per confezionare soprattutto le bisacce che risultavano così più resistenti. Il tessuto di lana di pecora veniva utilizzato per la confezione di gonne e grembiuli del costume femminile, oppure di calzoni, giubbini (corpetto), berretti, copriscarpe, mantelli per pastori e infine coperte.

La gualchiera funzionava sfruttando l'energia dell'acqua, fatta scendere dall'alto per mezzo di un canale di legno e veniva utilizzata durante l'inverno e la primavera, in quanto la portata del fiume Pitzirimasa, a carattere torrentizio, era abbastanza regolare e sufficiente solo in queste due stagioni. L'orbace veniva sistemato nel piano, ottenuto scavando ad angolo retto un tronco d'albero (del diametro di circa 1 metro) presumibilmente di castagno. Su questo piano si muovevano, alternativamente, avanti e indietro, i due magli della gualchiera. I magli venivano azionati da due pale, una per ciascuno, sistemate trasversalmente e in senso opposto l'una all'altra sull'asse della ruota. Per stabilire la lunghezza del tessuto, come unità di misura, veniva usata la canna, equivalente ad una lunghezza di 3 metri. Per fare una follatura completa occorrevano da 24 a 45 ore, secondo la carica.

Fra gli indumenti di orbace c'era il cappotto del pastore che era fatto di due teli: uno di orbace e l'altro di cotone. Il telo di cotone veniva cosparso di diversi tipi di cera, tra i quali la cera d'api e il negrofumo. Si praticava questo procedimento per impermeabilizzare il cappotto. Il cappotto veniva cucito a mano con la lana infilata in un ago, molto grande. Seguiva la tintura che veniva preparata utilizzando la corteccia degli ontani (is alinos) e si faceva bollire con acqua in una pentola (chiamata cheddargiu); quindi si introduceva il cappotto nel liquido nero, si spegneva il fuoco e si lasciava in tintura un giorno. Questa sostanza serviva anche per tingere coperte per bambini, sacchi, lenzuola ed altre cose. Il cappotto, che veniva indossato particolarmente dai pastori, aveva il cappuccio, non aveva maniche ed era lungo fino alle caviglie. Per legarlo non esistevano chiusure; qualcuno applicava i bottoni, oppure metteva cordicelle. Con l'orbace si facevano anche i pantaloni e le calze per i pastori.

Ma lungo il corso del fiume sono state anche opportunamente segnalate is pratzas de fogaggia, cioè gli spiazzi dove i carbonai ed i boscaioli di Tonara procedevano all'accensione delle carbonaie per la preparazione del carbone vegetale.

Tutta la zona ha un alto valore ambientale essendo caratterizzata da un lussureggiante vegetazione costituita in prevalenza dal leccio al quale si consociano la roverella, il castagno e il bagolaro. Lungo il corso del torrente è presente l'ontano nero, tipica specie caratterizzante i corsi d'acqua dell'isola.

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